Se ci fosse stato un modo per dirlo senza che sembrasse una boiata pretenziosa da radical chic, le avrei voluto dire che scoprire di non essere identici a se stessi nel modo più destabilizzante e doloroso contiene comunque la scintilla, per quanto rifratta, del mondo a venire, in cui tutto sarà come ora ma un po’ diverso perché il passato resterà citabile in tutti i suoi momenti, compresi quelli che dalla prospettiva del nostro attuale presente sono esistiti ma senza succedere davvero. Magari mi avrete visto, seduto su quella panchina a mezzanotte, coi capelli appiattiti da una bandana, mentre mangiavo una quantità sconsiderata di mango senza solfiti e avevo, nel proiettarmi nel futuro, un piccolo episodio di pianto.

Magari mi avrete visto, seduto su quella panchina a mezzanotte, coi capelli appiattiti da una bandana, mentre mangiavo una quantità sconsiderata di mango senza solfiti e avevo, nel proiettarmi nel futuro, un piccolo episodio di pianto.


Ben Lerner, Nel mondo a venire, trad. di Martina Testa (Sellerio, 2015)



Swann non aveva torto dunque nel credere che la frase della sonata esistesse realmente. Senza dubbio, umana sotto questo punto di vista, essa apparteneva tuttavia ad un ordine di creature soprannaturali e da noi non vedute mai, ma ciò malgrado ravvisate con rapimento quando un esploratore dell’invisibile giunga ad adescarne una, e dal mondo divino a lui accessibile la porti a brillare per qualche attimo al di sopra del nostro.


Marcel Proust, La strada di Swann, trad. di Natalia Ginzburg (Einaudi, 1946)



Era una recita abbastanza adeguata, per essere un’improvvisazione. Peccato che tutta la mia educazione, tutto ciò che mi era stato detto o avevo detto a me stessa, precisasse che l’improvvisazione non era ammessa: avrei dovuto avere una sceneggiatura, e io l’avevo smarrita.

Avrei dovuto sapere la trama, invece sapevo solo quel che vedevo: una serie di inquadrature in sequenza variabile, immagini senza alcun «significato» al di là della loro disposizione temporanea, non un film ma un’esperienza da sala montaggio. In quella che doveva essere la metà della mia vita, volevo ancora credere nel racconto e nell’intelligibilità del racconto, ma sapere che si poteva cambiare il senso a ogni taglio equivaleva a percepire l’esperienza come molto più elettrica che etica.


Joan Didion, The White Album, trad. di Delfina Vezzoli (Il Saggiatore, 2015)



I hate being
Bi-Polar
it’s awesome


Kanye West, Ye(GOOD Music and Def Jam Recordings, 2018)



Passengers are advised to hug each other to keep warm. Since I'm the only passenger, I hug my android cabin attendant. I wonder if it’s her mechanism or just my imagination... But I sense some responsive warmth in her artificial body.Why do you want to Leave?


Wong Kar-wai, 2046 (Block 2 Pictures, Jet Tone Productions, 2004)

 
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