La PlayStation Classic / Il Commodore 64 / Walter Benjamin / Stranger Things / Retromania / Jacques Derrida / Bandersnatch / Fredric Jameson / James Bridle / Marcel Proust

Non è un caso, allora, che il decennio più saccheggiato sia quello degli Ottanta del Novecento. Non solo perché erano ragazzini gli adulti di oggi, i consumatori ad alto potere d’acquisto a cui queste merci si rivolgono. Ma anche perché gli Ottanta sono stati gli anni, gli unici anni, in cui il digitale già esisteva – c’erano gli effetti speciali computerizzati al cinema, i cervelli elettronici iniziavano a essere usati diffusamente nella finanza o nei trasporti, i computer iniziavano a essere «personal» e a entrare nelle case: come il Commodore 64 appunto – ma era un digitale, come dire, «gestibile», controllabile, conoscibile. O, meglio, cosí ci appare oggi. La retromania, allora, vende il sogno di un digitale «a misura d’uomo», la nostalgia di un tempo in cui era l’umano a dominare la macchina. Come un velo di purezza e semplicità che cela, e rende sopportabile, una realtà in cui la tecnologia appare sempre più autonoma, impenetrabile nelle intenzioni, inconoscibile nei funzionamenti. Minaccioso e incombente come la natura per gli artisti romantici: il digitale è il sublime contemporaneo.

Francesco Guglieri è nato a Sanremo nel 1976 e vive a Torino. È editor di narrativa e narrative non-fiction presso la casa editrice Einaudi. Ha insegnato Letteratura inglese all’Università di Genova e tenuto seminari di Teoria letteraria all’Università di Torino. Scrive per «IL» del «Sole 24 Ore», «Rivista Studio», «Undici», «Pagina 99» e «Prismo».
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